Cambia il colore - Sul Cuscino

Creatività- Parte 3\Cambia il colore(Photo di Nonna Nella, uscita 29 giugno)Il gesto più creativo di Lionella Peduzzi, fu quello di farsi bionda platino, che ve lo dico, per una ragazza nata sul lago di Garda nel 19 (millenovecento19!) era tanta roba. Sopravvissuta alla guerra, alle perquisizione di ragazzoni tedeschi, ad un fratello mai più tornato dalla neve della Russia, ad una madre impazzita che girava per il paese fumando la pipa e gridando “Ginoooo, ginoooo…”, con un urlo che paralizzava i gesti di tutti e straziava i cuori in una morsa di ghiaccio Ecco, la Nella, sopravvissuta ad una fame nera, con la complicità di una suora grassa che le regalava banane delle mense dell’ospedale militare, quella ragazza, decise di farsi bionda. Bionda platino. Era il 1944, la guerra non era ancora finita e tutt’intorno si continuava a morire. E lei pensò, mi faccio bionda. Allora era una ragazza e non sapeva ancora che sarebbe diventata mia nonna.Nei primi mesi del 1945, quando arrivò, giovane sposa, in uno sperduto paesino arroccato nelle colline del Piemonte, tutti la guardarono con la diffidenza con cui la gente di campagna guarda ai forestieri e quei capelli biondi li fecero fantasticare che fosse una spia tedesca. Da quelle parti di tedeschi non ne erano passati, ma sicuramente erano biondi. Decidere di farsi bionda per mia nonna volle dire per immaginare di avere un destino diverso da quello che le spettava, voleva dire sperare nell’amore, nella vita, nel domani.Negli anni 40 nessuno forse pensava ad essere creativo tantomeno la povera gente: ma in realtà lo era. Perché la creatività non è fare decoupage, o dipingere acquarelli o recitare poesie. La creatività è vivere intensamente, è trovare strade nuove, è inventare nuovi orizzonti, è avere coraggio. Mia nonna fece quello che le era consentito di fare nel suo spazio e nel suo tempo ed ebbe coraggio. Una sera, rientrando a casa sola, venne circondata da un gruppo di partigiani, ragazzi come lei, che erano convinti che la sua provenienza ed i suoi capelli, fossero la prova che era una spia dei tedeschi. Credevano che il matrimonio con mio nonno fosse una copertura. Cosi’ succede in tempo di guerra, quando la paura fa sospettare gli uni degli altri. Mi nonna mi disse che si salvò solo perché, frenando con la bicicletta, le si aprì il cappotto e si vide il suo pancione. Forse ebbero piena, forse ebbero un dubbio, ma non le spararono.Mia nonna partorì e poi continuò ostinatamente a farsi bionda, a vivere in Piemonte, dove 60 anni dopo era ancora considerata “forestiera”.Il ritratto di questa puntata è il suo, e mi è particolarmente caro perché glielo feci sul suo letto, il giorno prima che morisse. Era ormai offuscata , ma riesci ancora a guardarmi negli occhi con un sorriso tenero e triste. È un ritratto intenso per me, perché mi ricorda che siamo qua in un attimo che eterno ed è già finito. Mia nonna senza saperlo mi ha insegnato che ci sono piccoli atti di quotidiana creatività che ti salvano la vita.

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